Roma, 4 giugno 2008Il film tratto dall'ultimo libro di Federico Moccia, con Raoul Bova protagonista, ha complicato le cose a Vittorio Cecchi Gori. Nell'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Guicla Mulliri si fa espresso riferimento alle diverse operazioni finanziarie condotte negli ultimi anni dall'imprenditore fiorentino, arrestato ieri per l'accusa di bancarotta fraudolenta, distrattiva e patrimoniale.
Film di successo
In un passaggio dell'ordinanza, riguardante le esigenze cautelari, si sottolinea - riportando una informativa della Guardia di finanza - che "in data 9 luglio 2007 la societa' Cecchi Gori cinema e spettacolo ha ceduto alla societa' New Fair Film srl, partecipata al 97 per da Vittorio Cecchi Gori, i diritti di riduzione, trasformazione e adattamento cinematografico dell'opera letteraria dal titolo 'Scusa ma ti chiamo amore' che ha consentito alla società concessionaria di realizzare l'omonimo film".
Insuccesso dimenticato
Ma la cessione alla New Fair Film dei diritti del libro di Moccia, poi campione d'incassi, "nei termini economici in cui è stata conclusa rappresenta un ulteriore atto compiuto in danno sia dei creditori del fallimento Finmavi (società capofila di Cecchi Gori il cui crack è datato 2006, ndr) sia dei creditori di Safin cinematografica che vanta ingenti crediti nei confronti della Cecchi Gori Cinema e Spettacolo srl".
La second life di VCG
"I fatti appena menzionati sono emblematici - scrive il giudice - di una continuità di azione criminosa che, per quanto attiene a Cecchi Gori e Barone, sembra non presentare soluzione di continuita'". Il gip rammenta, in tal proposito, che dopo la condanna a tre anni di reclusione, peraltro interamente condonati, per bancarotta fraudolenta, Cecchi Gori "ha continuato nelle attività societarie non solo della Safin ma ha anche costituito la New Fair Film e al contempo come procuratore della Cgcs-Cecchi gori Cinema e Spettacolo ha sottoscritto il contratto di cessione" per lo sfruttamento del libro di Moccia. Insomma, Cecchi Gori ha continuato a fare il suo mestiere ma dimenticandosi dei creditori.
In fuga dai creditori
Per il gip Mulliri ancora una volta Cecchi Gori ha fatto ricorso al meccanismo del travaso da una società all'altra "per sfuggire alle aggressioni dei creditori o, comunque, sottrarre i beni alle aggredibilità giudiziarie che rischiano di intaccare il piccolo impero di cui dispone la Cgcs".
Insomma gli indagati, a diverso titolo, "hanno deliberatamente condotto al dissesto la fallita Safin distraendo dal suo patrimonio le attivita' a vantaggio della Cgcs e, nel contempo, lasciando inadempiute le obbligazioni per rilevanti importi, contratte con dipendenti, fornitori, istituti di credito e soprattutto l'Erario ed enti previdenziali".
Bancarotta
Cecchi Gori ieri è stato raggiunto da ordinanza di custodia cautelare per il reato di bancarotta. L'ordinanza del gip Guicla Mulliri nei confronti di Vittorio Cecchi Gori, comprende anche il nome di Luigi Barone, braccio destro dell'imprenditore cinematografico fiorentino.
Entrambi i manager sono stati raggiunti dall'ordine di cattura mentre erano al lavoro. Al centro delle accuse per bancarotta, patrimoniale e per distrazione, formulate dai pm Stefano Rocco Fava e Lina Cusano, c'è la gestione della societa' 'Safin cinematografica' e del suo crack da oltre 25 milioni di euro.
Non c'è due senza tre
L'ordinanza del gip Mulliri riguarda anche il commercialista milanese Giorgio Ghini per cui sono stati disposti gli arresti domiciliari. Tre fallimenti nel giro di pochi anni: prima quello della Fiorentina Calcio, poi due anni fa Finmavi, la ex cassaforte del suo gruppo, e infine la bancarotta della Safin che controllava le centinaia di sale cinematografiche sparse in tutta Italia. L'ex Tycoon, ex produttore e ex patron della Fiorentina Calcio Vittorio Cecchi Gori e' in isolamento nel carcere di Regina Coeli a Roma.
Nelle motivazioni del provvedimento di arresto si ricorda che con sentenza del 10 novembre 2006 il tribunale di Firenze ha condannato Vittorio Cecchi Gori per bancarotta fraudolenta alla pena di tre anni di reclusione (condonati) applicando le pene accessorie e tra queste "la durata di dieci anni di inabilità all'esercizio di un'impresa commerciale e l'incapacità per la stessa durata ad esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa".
In carcere
Le porte del penitenziario di via della Lungara si sono spalancate per l'ex produttore cinematografico dopo la terza bancarotta ed una esposizione di circa 25 milioni di euro che ha convinto il Gip del tribunale di Roma Guicla Mulliri ad accogliere la richiesta di custodia cautelare in carcere sollecitata dai pm Stefano Rocco Fava e Lina Cusano che gia' indagavano sul crac Finmavi e che avevano chiesto quindici giorni fa in relazione a a questa vicenda, il giudizio per l'ex senatore per il reato di bancarotta.
Insieme con Cecchi Gori, sempre con l'accusa di bancarotta, è finito in carcere Luigi Barone stretto collaboratore dell'ex produttore ed ex amministratore di alcune societa' del suo gruppo. La Safin secondo il gip aveva una esposizione debitori di circa 25 milioni di euro e controllava tramite la consociata 'Cecchi Gori cinema spettacolo' - societa' gia' finita nel mirino dei magistrati - centinaia di sale cinematografiche tra cui il cinema Adriano, il multisala di Roma considerato uno dei gioielli del patrimonio dello stesso Cecchi Gori.
Perché la galera
Il gip Mulliri ha giudicato sussistenti le richieste dei pm che avevano chiesto la misura in carcere per Cecchi Gori: per i magistrati, infatti, il terzo fallimento dell'ex produttore necessitava la misura estrema, ossia il carcere.
Il 15 maggio scorso la stessa procura della repubblica di Roma aveva chiesto il rinvio a giudizio nei confronti di Cecchi Gori e Barone ipotizzando il reato di bancarotta patrimoniale nell'ambito dell'inchiesta di Finmavi, la cassaforte e holding operativa del gruppo dichiarata fallita il 23 ottobre 2006 e gli arresti sono stati eseguiti dal nucleo tributario della Guardia di Finanza di Roma.
Una vita avventurosa
Cecchi Gori è stato ammanettato dai finanzieri nella sua abitazione romana, il celebre palazzetto Borghese. La stessa lussuosa residenza - finita nell'inchiesta sulla bancarotta - dove gli anni scorsi Cecchi Gori fu sorpreso insieme con Valeria Marini che all'epoca conviveva con lui.
Nel luglio del 2001 infatti durante una perquisizione dopo l'inchiesta del fallimento della Fiorentina Calcio, la polizia giudiziaria trovo', celata da specchi e stucchi, un consistente quantita' di cocaina che l'ex produttore defini' davanti alle domande incalzanti dai giornalisti e inquirenti "Zafferano".
Corollario
Dalle inchieste giudiziarie sui fallimenti della societa' del gruppo Cecchi Gori e' scaturita, infine, una indagine aperta dalla procura di Perugia che riguarderebbe la posizione di alcuni magistrati romani che l'ex produttore avrebbe avvicinato dopo il fallimento del suo gruppo.
fonte:Rai.it(Rai news net)


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